La Bussola: tra distanze di sicurezza e prossimità sociale

Durante quest’emergenza sanitaria nel nostro centro diurno “La Bussola” non ci siamo mai fermati.

Questo Aprile 2020 è stato il mese del nostro 15esimo compleanno, ma anche un mese di grossi cambiamenti, domande, riorganizzazioni, chiusure anticipate e riaperture straordinarie.

Un mese di mascherine con meno sorrisi “a trentasei denti” ma di nuovi sorrisi luminosi trasmessi con gli occhi, un mese di metri di distanza ma di parole e battute che avvicinano, di routine sconvolte ma anche di nuovi equilibri ritrovati.

Un mese di distanza sociale, proprio quella distanza che in questi anni abbiamo cercato e cerchiamo di accorciare e combattere. Un’epidemia chiamata Covid19 invece ci ha costretti a chiedere di rispettarla, a tutti i costi.

Un periodo intenso che ci ha chiesto di continuare a metterci in campo per i nostri ospiti, cercando di renderli consapevoli e attenti nel tutelarsi e tutelare gli altri da una malattia sconosciuta e nuova, inserendo tante regole, a volte molto rigide, che hanno sicuramente cambiato aspetto al nostro centro, rendendolo più statico, meno empatico, soprattutto per chi lo vive tutti i giorni, ma sicuramente un luogo più sicuro per tutti. Abbiamo continuato a garantire pasti, docce e lavatrici che in questo momento si presentano mancanze ancora più gravi, abbiamo fatto caffè e distribuito dolcetti, abbiamo acceso la tv e intervallato Tg ad un po’ di musica che ci accompagnasse nella sanificazione degli spazi e rendesse le giornate più “leggere”.

Il tempo della nostra giornata viene scandito da alcune prassi quotidiane: l’entrata in struttura uno alla volta, il lavaggio attento delle mani, la distribuzione dei pasti ordinata e un po’ più lenta per garantire meno incontri possibili tra gli ospiti. E ancora: la prenotazione del caffè dal posto, l’avvicinarsi al “bar bianco” non superando la linea messa a terra per dare un chiaro “stop”, tante attività partecipative che ci rendevano tutti parte del centro sospese, in attesa di una ripresa.

Sono state settimane che ci hanno permesso di aprire le porte anche ad altre persone, persone che quel tanto acclamato hashtag #iorestoacasa non lo hanno mai potuto rispettare perché una casa in questo momento non ce l’hanno. Una richiesta di aiuto infatti ci ha fatto prendere una decisione veloce ma importante, aprendo il  nostro centro diurno ad altre 25 persone che avevano bisogno di un pasto caldo e una cena take-away, che avevano bisogno di un posto sicuro. Abbiamo anticipato nuovamente l’apertura, creato più turni per il pranzo, organizzato una distribuzione semplice e regolata, augurato un buon pranzo a chi in questo momento poteva vedersi negato anche questo e preparato cestini per il pasto serale nella struttura di accoglienza “temporanea”.

Ci abbiamo voluto mettere del nostro, ci è stato chiesto di reinventarci e di ripensarci perché sono proprio questi momenti in cui la cooperazione e il sociale devono fare la differenza; perché sono proprio questi i momenti in cui la povertà aumenta, i bisogni si fanno più emergenti e le risposte devono essere più rapide.

Tutto questo ci ha fatto sentire parte di una comunità, con nuove e vecchie collaborazioni del territorio, il Centro Servizi Volontariato di Padova, la Caritas Diocesana, la Croce Rossa Italiana, con nuovi e vecchi volontari che hanno dedicato tempo e portato novità al nostro centro diurno.

Un nuovo imprevisto, una nuova sfida che ha chiesto al nostro servizio e alla nostra professionalità di sviluppare nuove abilità, nuove resilienze che stanno riempiendo di maggior valore e significato il nostro lavoro, forse spesso troppo poco riconosciuto.

E’ proprio questo impegno e questa determinazione che, anche in un momento in cui ci dicono di mantenere le distanze, uniscono le nostre forze e i nostri cuori per sentirci più vicini.