Dalla notte all’aurora.


Una vita bella e come la volevo io , cervello sempre attivo , atteggiamento sempre costruttivo e attenzione a chi si trovava in difficoltà. Pronto a dare e terribilmente imbarazzato nel chiedere e/o ricevere. Un lavoro, tante passioni che mi facevano sognare sempre un nuovo futuro e, come diceva mio nonno  ” in tasca sempre un soldo in più di quello che mi serve “.

Un brutto giorno la salute cede, piano piano i problemi diventano sempre più seri, ma il mio ottimismo mi tiene ancora fiducioso nel futuro. Problemi sempre più complessi e la sfortuna di trovare medici che sottovalutano la mia situazione. Salute incerta, la crisi e il lavoro non c’è più.

Mi concentro sulla salute ma la situazione si è ingarbugliata e non permette una visione chiara . Il tempo passa e i risparmi finiscono , il mio comportamento corretto degli anni precedenti mi fà guadagnare del tempo ma non basta. Richiedo un intervento alle istituzioni deputate alla mia nuova situazione ma è un porto delle nebbie  e il mio ottimismo piano piano lascia il posto ai pensieri negativi che mi trascinano in uno “stato mentale” non mio ! Un gorgo che mi fà vedere tutto negativo…non vedo più un futuro.

Un giorno vengo inviato al CD “La Bussola” e con molto scetticismo ci vado , vengo accolto con un sorriso e senza domande. Ci sono altre persone con situazioni simili alla mia e uno di loro , senza rendersene conto , mi fà  “scollegare” il cervello dai pensieri negativi  per 3-4 ore al giorno . La salute peggiora , due ricoveri nel porto delle nebbie e zero risposte; ma grazie allo staff del centro diurno entro in un appartamento di seconda accoglienza ed esco dal garage dove ero finito a dormire. Un letto con delle lenzuola, delle finestre, un bagno con doccia e una telefonata di “presenza e cortesia” al mattino dell’operatore che segue la mia persona. Un sollievo! Oltre ad ottusi burocrati, degli esseri umani di una cooperativa sociale mi stimolano, giustamente, ad essere attivo per me stesso e per i miei problemi e a riprendere attività compatibili  con le mie attitudini.

Adesso sono aumentate leggermente le mie entrate, grazie ad un impegno in una cooperativa sociale, e ho ritrovato il gusto di farmi riparare delle scarpe , di cambiarmi gli occhiali e altre piccole necessità; ma mi sono accorto che ho anche ricominciato a pensare al futuro (non a grandi cose viste le mie entrate ).

Una storia banale? Forse si o forse, ho incontrato persone che in punta di piedi si sono messi al mio fianco, sono stati capaci di “ribaltare” il mio stato mentale, è una storia speciale. Non so se adesso quella “luce” che mi sembra di intravedere è l’aurora o no ma in questo periodo ho la sensazione che la notte stia per finire.

GRAZIE  P.D.

Modelliamo…una nuova sfida!

Per parlare del nostro laboratorio di Terracotta abbiamo scelto di partire dalle parole che hanno utilizzato per descriverlo le persone ospiti del nostro centro diurno che lo frequentano.

Costruttivo, fatto con amore, cura, impegno, coraggio, dedizione, fatica, compagnia.

In queste parole è racchiuso il senso che questa esperienza sta avendo per tutti coloro che partecipano: partire da un materiale povero e duttile come l’argilla e recuperare alcune abilità manuali, avere la possibilità di esprimere un lato più creativo e artistico, utilizzare un mezzo espressivo non convenzionale , raccontare la propria storia anche all’esterno del Centro Diurno attraverso gli oggetti realizzati, godere della compagnia del gruppo e divenire più consapevoli, valorizzando alcune capacità che si pensava fossero andate perdute.

Partendo dal supporto di un’esperta, operatori e volontari del centro diurno la Bussola si sono ritrovati a maneggiare per la prima volta l’argilla, imparando a conoscerne le caratteristiche e a lavorarla con pazienza. Dopo aver appreso le basi del processo di lavorazione, si è cercato di coinvolgere in questa nuova attività le persone che frequentano il centro.

Il laboratorio è stato portato avanti cercando di coinvolgere il più possibile sia i volontari che gli ospiti della Bussola in tutto il processo sia operativo che di ideazione degli oggetti da proporre.

I risultati sono arrivati pian piano e abbiamo deciso di farci conoscere con un banchetto espositivo ad alcuni eventi all’aperto, per partire, ma soprattutto per motivare ancor più i partecipanti che vedevano i loro prodotti esposti all’esterno del centro. Sono state occasioni molto preziose per il nostro centro e per i partecipanti al laboratorio che hanno avuto modo di vedersi diversamente, protagonisti di un banchetto che “parlava di loro” e che raccontava dell’attività che portiamo avanti.

Questo laboratorio rappresenta un’occasione preziosa anche per i volontari, per creare dei momenti di relazione con gli ospiti, favoriti da un fare comune che crea vicinanza e condivisione. Si tratta di un percorso di aggregazione ma, al tempo stesso, vengono stimolate la collaborazione all’interno del gruppo e la costanza nel portare a termine degli impegni.

In questi mesi proprio noi volontari abbiamo avuto modo di osservare da vicino quanto, per alcuni partecipanti al laboratorio, l’atto creativo del modellare, di imprimere un proprio segno personale sulla materia prima, permetta ad alcuni di diventare più attivi e consapevoli delle proprie capacità.

Iniziare questo percorso ha rappresentato subito una grossa sfida; esattamente come la materia prima che viene utilizzata, ha richiesto pazienza ed impegno prima di prendere la forma desiderata ed ha rappresentato motivo di grande orgoglio per tutti noi.

E’ stato un modo per toccare realmente con mano la possibilità di poter creare insieme qualcosa di bello che rappresenti chi siamo, quale il nostro lavoro e il nostro centro “La Bussola”.

Percorsi occupazionali e nuove opportunità.

S. ha 37 anni, viene dalla Nigeria e ha 3 figli. Da due anni il padre dei bambini non è più presente nella vita della famiglia. S. è in Italia dal 2001 e ha lavorato come cameriera ai piani e collaboratrice domestica. Da fine 2018 è inserita al’interno del Laboratorio Occupazionale Protetto gestito dalla Cooperativa Gruppo R con gli obiettivi di migliorare la lingua italiana e reinserirsi nel mondo del lavoro, tenendo in considerazione le attitudini e le poche esperienze pregresse. Dall’inizio dell’inserimento ad oggi S. ha svolto attività di assemblaggio e ha partecipato a corsi di formazione quali il corso di italiano, addetta alle pulizie, sicurezza, e a momenti individuali, utili per poterle fornire tutti quegli strumenti indispensabili per un nuovo inserimento lavorativo nel mercato del lavoro. Con gli operatori ha steso un nuovo cv, ha svolto role playing di colloqui di lavoro, ha approfondito i pre-requisiti richiesti dal mondo del lavoro in Italia. S. ha dimostrato motivazione, impegno e voglia di rimettersi in gioco e l’equipe del Laboratorio Occupazionale Protetto ha preso contatti con una cooperativa che gestisce dei b&b a Padova e ha accompagnata S. a fare un colloquio conoscitivo. Da settembre inizierà un tirocinio come addetta alle pulizie per sei mesi.

Ha concluso in questi giorni il suo progetto e ha lasciato un messaggio agli operatori del servizio.

“Ciao Gruppo R, scrivo per salutarvi e ringraziarvi. Mi è piaciuto tanto lavorare con voi e voglio ringraziarvi per tutto ciò che avete creato. Siete stati sempre gentili con me e non mi avete mai fatto sentire con un colore della pelle diverso. Per voi siamo tutti uguali. Ogni mattina al mio arrivo mi salutate e scherzate con me. Mi assegnate un lavoro, preoccupandovi sempre che sia adatto a me, chiedendomi se lo sento adatto o sia troppo difficile. Se sbaglio nessuno urla; solo correzioni e aiuti per lavorare correttamente.

Voglio ringraziare Alberto, Carlo, Andrea, Angela, Fabio e Michela ora che ho concluso il mio percorso. Mi mancherete tantissimo. Vi ringrazio anche perchè mi avete aiutato a cercare e trovare un nuovo lavoro, che mi piace moltissimo.

Vi bacio”

Il Progetto MakeEat alla Bussola

La scorsa settimana si è conclusa un’esperienza di volontariato nel nostro centro diurno La Bussola. La nostra volontaria, Anne, arrivata dalla Germania, ha deciso di aderire ad un progetto sul consumo responsabile promosso dall’associazione AIESEC, restando con noi per sei settimane. Ospitata da un altro nostro volontario per questo periodo in Italia, ha trascorso questi giorni entrando nel nostro centro, scoprendo le attività e le storie degli ospiti, incuriosendosi sulla nostra raccolta di eccedenze e ridistribuzione.

“Ciao a tutti, my name is Anna, I´m from Germany and I worked at la Bussola for six weeks. I took part in the project MakeEat and educated others and myself about responsible consumption.
During my first week at la Bussola I was showed around and worked side by side with my other co-workers who helped me to get to know how things work and what I needed to take care of. I got to know the guests at la Bussola and quickly understood what my tasks were and which rules I had to follow. Everyone welcomed me and was happy to see me. On Thursday I had my first English lesson with the guests. I was very excited, but also a bit nervous to see who world come to participate.
Everything worked out fine and I really enjoyed doing English lessons as the weeks went by.
By week two I started to go to the supermarket and different schools in the city to collect leftover food. We collected foods from the supermarket where the expiry date already went by or leftovers from the school mensa. I really enjoyed going around the city collecting food from different places and seeing that the food is being used again and does not go to waste. To me this now has become even more important because I got to see how much food we were collecting. Some days we brought the food that we could not use, because it was too much, to a place called popular kitchen. There it was distributed to other people in need again.
As the weeks passed by, I enjoyed getting to know the people and their stories. One of my favourite things about la Bussola is the laboratory, where people work with clay and craft different things. We designed our own necklaces, earrings and also created bowls and cups from clay. People enjoyed being creative and use their hands to create things.
At last I would like to thank everyone who made it possible for me to work at la Bussola and everyone who helped me to get to know this place. I enjoyed being part of this group and being able to give back something to people. Responsible consumption is a very important aspect in our everyday life and everyone should be aware of it. Grazie mille!”

Ciao a tutti, Mi chiamo Anna, sono tedesca e ho prestato servizio alla Bussola per sei settimane. Ho preso parte al progetto MakeEat per formarmi e formare altri sul consumo responsabile.
Durante la mia prima settimana alla Bussola mi sono guardata intorno e ho lavorato fianco a fianco con gli operatori che mi hanno aiutata a capire come funzionano le cose e di cosa dovevo occuparmi. Ho conosciuto gli ospiti della Bussola e ho capito velocemente quali fossero i miei compiti e quali regole dovevo seguire. Tutti mi hanno accolto ed sembravano felici di vedermi.
Giovedì ho avuto la mia prima lezione di inglese con gli ospiti. Ero molto emozionata, ma anche un po’ nervosa nel scoprire chi fossero i partecipanti. Tutto ha funzionato bene e mi è davvero piaciuto tenere le lezioni di inglese con il passare delle settimane. La seconda settimana ho iniziato ad andare al supermercato e in diverse scuole della città per raccogliere il cibo in eccesso. Recuperavamo gli alimenti in scadenza al supermercato e le eccedenze delle mense scolastiche. Mi è davvero piaciuto andare in giro per la città a recuperare cibo in luoghi diversi e vedere che il cibo viene riutilizzato e non va sprecato.
Per me questo ha preso ancora maggiore importanza vedendo le quantità di cibo che recuperavamo. Alcuni giorni abbiamo portato il cibo che non potevamo usare, perché troppo, in un posto chiamato Cucina Popolare. Lì, è stato nuovamente distribuito ad altre persone bisognose.
Con il passare delle settimane, mi è piaciuto conoscere le persone e le loro storie. Una delle cose che preferisco della Bussola è il laboratorio, dove le persone lavorano con l’argilla e creano cose diverse. Abbiamo progettato le nostre collane, orecchini e creato anche ciotole e tazze di argilla. Alle persone piaceva essere creativi e usare le mani per realizzare oggetti.
Concludendo, vorrei ringraziare tutti quelli che mi hanno permesso di lavorare alla Bussola e tutti quelli che mi hanno aiutato a conoscere questo posto. Mi è piaciuto far parte di questo gruppo ed essere in grado di restituire qualcosa alle persone. Il consumo responsabile è un aspetto molto importante nella nostra vita quotidiana e tutti dovrebbero esserne consapevoli.
Grazie mille
!”

Verso un’alternativa

Che forma potrà avere un gruppo di uomini che si incontra una volta a settimana, per un anno, a discutere dei comportamenti violenti agiti contro la propria compagna o moglie?
Questa era una delle tante domande che affollavano la mia mente tre anni fa, quando ho iniziato a condurre con Antonio il mio primo gruppo per autori di violenza domestica.
Con il tempo e l’esperienza ho capito che ogni gruppo assume una forma propria, irripetibile e mutevole a seconda delle fasi che attraversa e delle storie degli uomini che lo compongono. La rigidità un po’ imbarazzata dei primi incontri, la diffidenza, la negazione e minimizzazione spesso ostinata della violenza, l’espulsione della responsabilità verso qualsiasi cosa purché esterna: le “provocazioni” della donna, l’alcol, i problemi sul lavoro, il carattere. Tutto questo può lasciare spazio, attraverso piccoli, lentissimi passi, alla condivisione.
Tutti gli uomini che incontro nei gruppi hanno pochissime, scarne esperienze di condivisione autentica.
Con la partner, con gli amici, anche più stretti, con i genitori.
Le loro storie raccontano di una incapacità di comprendere, esprimere e condividere emozioni e sentimenti, innanzitutto propri, e di conseguenza anche altrui.
È quindi un punto centrale del percorso che compiamo insieme a loro: stimolarli ad acquisire una capacità di ascolto, riconoscimento ed espressione delle proprie sensazioni, emozioni, sentimenti.
E’ un passaggio fondamentale per questi uomini imparare a nominare ciò che sentono, invece che agirlo attraverso l’atto di violenza.
Imparare a nominare anche la violenza stessa. Chiamarla esattamente così, per ciò che è; nuda, senza sconti.
Una delle prime sessioni del programma di gruppo prevede la lettura ad alta voce e la spiegazione – tramite esempi concreti – delle diverse tipologie di violenza (fisica, psicologica, sessuale, economica).
Un elenco impietoso, che muove negli uomini reazioni differenti: negazione, rabbia, distanziamento paternalistico come quei “Si va beh, io le ho solo dato una sberla, mica l’ho picchiata”.
Quando, però, vengono chiamati a ripercorrere, una per una, tutte le voci di quell’elenco e condividere con il gruppo le azioni di cui si sono resi responsabili in prima persona, le manovre di minimizzazione si fanno meno granitiche, cominciano a sfaldarsi. In quel momento l’uomo è, spesso per la prima volta, costretto a nominare la violenza che ha agito, guardandosi attraverso lo specchio del gruppo, senza molte possibilità di fuga.
Si ritrova faccia a faccia con i comportamenti, le parole, i silenzi, e la sofferenza che ha provocato. Volontariamente provocato.
Spesso questo rappresenta un primo varco di accesso in direzione del cambiamento: rendersi “responsabili” di quei comportamenti violenti, agiti contro la propria compagna e spesso assistiti dai figli e dalle figlie.
Assumersi la responsabilità delle proprie azioni significa smettere di nascondersi dietro giustificazioni esterne, rimanere da soli a reggere il peso di ciò che si ha agito, ed accettarne le conseguenze. Siano esse giuridiche, relazionali, affettive.

Qualche settimana fa un uomo, giunto quasi al termine del percorso di gruppo, ha condiviso come sia stato difficile, ma al contempo illuminante, rendersi conto che i comportamenti violenti che aveva in passato agito non erano stati determinati dall’utilizzo di alcol, cosa di cui per molto tempo si era convinto.

“Perché vuol dire che se non era per quello…. allora sei proprio tu….”.

Camminare accanto, insieme a degli uomini che hanno agito violenza nei confronti di una compagna, è per me, che sono psicologa e donna, tortuoso e non esente da frustrazioni e dubbi.
Fondamentale, almeno per me, è tenere sempre a mente l’obiettivo principe del nostro servizio: contribuire, nei limiti – seppur rigorosi – della nostra professionalità, ad aprire nuove possibilità di scelta per questi uomini, aiutarli nel lavoro maieutico di inventare alternative all’umiliazione, al potere, al controllo.
Affinché le donne, i bambini e le bambine vittime della loro violenza possano sempre più vedersi restituita la libertà di cui hanno diritto.

PNL: percorsi di inserimento lavorativo

Abbiamo chiesto a M. di raccontarci la sua esperienza e il suo percorso in PNL, uno dei nostri servizi di tipo B che si occupa di inserimento lavorativo per persone in situazione di svantaggio. Un servizio poco conosciuto, che non fa molto parlare di sé ma che è una grande ricchezza per la nostra cooperativa: un servizio che si pone l’obiettivo di offrire nuove opportunità, svolgendo attività  produttive finalizzate all’inserimento nel mondo del lavoro delle persone con svantaggi fisici o psichici, ex detenuti, persone uscite da percorsi di fuoriuscita dalle dipendenze, persone che per altre condizioni personali come età, poche competenze e fragilità non certificate sono poco appetibili per il mercato. Il servizio si realizza in tre strutture e si occupa di attività di assemblaggio e logistica per aziende del territorio, offrendo opportunità di lavoro ma rispondendo anche ai bisogni ed alle esigenze espressi da cittadini svantaggiati sia in ambito lavorativo ma anche di partecipazione attiva e autodeterminazione. M. non è abituato a parlare di sé ma ha deciso di condividere con il suo operatore di riferimento, Daniele, alcuni aspetti del suo percorso in PNL e della sua storia.

Come mai sei arrivato in PNL? Nel tempo ho avuto delle difficoltà a mantenere i lavori più impegnativi e questo ha portato la mia situazione clinica a peggiorare velocemente. In quel periodo l’assistente sociale mi ha proposto un percorso in un centro occupazionale diurno (COD) e, una volta valutato il mio rendimento, dopo un anno, hanno deciso di passarmi al CLG (Centro Lavoro Guidato) e successivamente proposto per lavori in cooperativa o aziende. Dopo un lungo periodo in cooperativa si è presentata l’occasione di effettuare un tirocinio in PNL tramite l’assistente sociale del Centro di Salute Mentale. Continua a leggere PNL: percorsi di inserimento lavorativo

Gruppo R….in classe!

Durante il mese di febbraio abbiamo avuto la possibilità di entrare nella scuola secondaria di primo grado di S. Martino di Lupari per lavorare insieme ai ragazzi, alla scoperta degli stereotipi di genere, sensibilizzando sul tema della violenza ma soprattutto cercando di valorizzare il femminile e il maschile ed educare alle differenze.

Abbiamo tenuto un laboratorio di tre incontri, incontrando 6 terze medie. E’ stato il primo nostro progetto con le scuole secondarie, un desiderio che Gruppo R coltivava da ormai diversi anni e che è stato possibile realizzare grazie anche al sostegno dell’Azienda Pettonon Cosmetics.

Ognuno dei ragazzi ci ha trasmesso qualcosa di diverso e ogni classe è stata un universo a sé. Alchimie di voci, visi e caratteri differenti hanno reso unico il lavoro che abbiamo fatto con loro.

Perchè era così importante per noi riuscire a parlare di queste tematiche con i ragazzi delle scuole? Continua a leggere Gruppo R….in classe!

Tre anni di Centro Antiviolenza

Nel Marzo 2016 la nostra cooperativa intraprendeva una nuova avventura, tutta da costruire, con l’apertura del centro antiviolenza “Civico Donna” nel Comune di Chioggia.

Abbiamo chiesto ad Alice, operatrice del centro, di condividere con noi questo percorso e questi anni di lavoro, passione ed emozioni.

“Quando ho accolto la signora A. al centro antiviolenza, tre anni fa, ho capito da subito che sarebbe stata una strada difficoltosa e impegnativa; era la prima donna che si rivolgeva a “Civico Donna”, dopo di lei ce ne sarebbero state più di cento.
Ho capito che avrei dovuto reggere a molte lacrime, molto sfoghi, molte domande, alle quali non sempre avrei avuto una risposta. Ho capito anche che avrei dovuto imparare molto, sul campo, perché la teoria, la formazione e le letture ti accompagnano fino alla porta dell’ufficio, poi ci sei tu, come “operatrice” e come donna, ad accogliere un’altra donna con il suo enorme dolore, con la sua anima ferita e offesa, con le sue cicatrici: sempre sul cuore, a volte sulla pelle. Continua a leggere Tre anni di Centro Antiviolenza

Da volontario a volontario

Alessandro è un volontario della Bussola.

Ha deciso di rispondere ad alcune delle domande dei nuovi volontari che hanno appena iniziato l’esperienza di Servizio Civile, raccontando come è iniziato il suo percorso e cosa vuol dire per lui essere un volontario in un servizio come la Bussola.

Appena arrivato a Padova, 3 anni fa, desideravo fare del volontariato e, inizialmente, ho preso contatti con la Caritas. Ho dato una mano una sera, per la notte dei Senza Fissa Dimora, e mi è piaciuto molto l’ambiente. Ho conosciuto il responsabile volontari Caritas che mi ha indirizzato alla Bussola e quando ho conosciuto Anna, non ho potuto fare a meno di rimanere.

Mi sono sentito fin da subito a mio agio, con gli operatori e gli altri volontari anche se non è stato facile inserirmi all’inizio. Con alcune persone c’è voluto un po’ di tempo per creare una relazione di fiducia, ma ora mi sento molto legato alla Bussola e a tutti gli utenti.”

Qual è stata la prima impressione che hai avuto entrando al Centro Diurno?

Una cosa che ho sempre percepito alla Bussola è il rispetto della persona.  Ho compreso fin da subito la necessità di lasciare il tempo necessario alle persone per entrare in relazione: non tutti sono pronti fin da subito. Ricordo che all’inizio un utente ebbe una reazione di rabbia nei miei confronti. Da quel momento ho capito che se avessi voluto creare una relazione di fiducia avrei dovuto lasciar tempo, un tempo che varia da persona a persona”

Hai incontrato delle difficoltà lungo il tuo percorso come volontario? Continua a leggere Da volontario a volontario

Fratelli in Italia

“Chi salva una vita salva il mondo intero” (Talmud)

Venerdì 18 gennaio è stato messo in scena lo spettacolo “Fratelli in Italia”, presso il Centro Parrocchiale San Giuseppe di Legnaro. A seguire la serata, un pubblico numeroso, tra cui autorità locali come il Sindaco e l’Assessore alle politiche sociali, il comandante dei Carabinieri e il parroco di Legnaro.

L’idea di realizzare lo spettacolo a Legnaro deriva dal fatto che ospita una casa di accoglienza gestita dalla cooperativa Gruppo R, dove dieci ragazzi provenienti da tre diversi paesi africani vivono in attesa dell’esito della loro richiesta di status di richiedenti asilo. L’obiettivo della serata era portare informazioni su un tema così delicato e attuale come quello delle migrazioni e far conoscere al pubblico le possibili motivazioni che spingono le persone a migrare e a non fermarsi una volta partiti: le violenze subite, il costo economico del viaggio e i suoi pericoli, una situazione di guerra, le persecuzioni politiche o religiose o, più in generale, la totale precarietà del proprio paese che non ti permette di vivere dignitosamente.

Lo spettacolo ha avuto un ruolo molto importante per Continua a leggere Fratelli in Italia