Alta Formazione: camminare, partecipare, esserci.

Abbiamo chiesto ad un collega e socio della nostra cooperativa, Carlo, di raccontarci il suo percorso di Alta Formazione: un percorso promosso dal nostro gruppo, Gruppo Polis, della durata di tre anni, che si pone l’obiettivo di costruire un sistema cooperativo consapevole che sappia costruire la propria azione imprenditoriale partendo da tratti essenziali di inclusività e condivisione, generative di nuove forme di
collaborazione e partnership strategiche sempre più forti.

A Giugno si è concluso il primo anno, tra incontri in presenza e incontri online e abbiamo pensato di lasciar voce alla sua esperienza, alle motivazioni e alle riflessioni su questo percorso.

“Sono molti gli aspetti che possono portare una persona a scegliere di lavorare nel mondo della cooperazione sociale. Sicuramente la spinta ideale, un ambiente stimolante, il piacere di un luogo di lavoro dove l’uomo è messo al centro, la possibilità di essere un cooperatore e quindi un protagonista attivo del proprio lavoro. A rendere tutto questo possibile c’è la formazione: mi richiama alla mente qualcosa che è sempre in divenire, sempre in crescita, in contrapposizione a qualcosa di statico, di “fatto”. Questa idea di non essere mai “arrivati” ma di poter sempre fare un passo avanti rende il nostro lavoro di cooperatori speciale e sempre nuovo. Mi ricorda anche gli sport di squadra (la formazione che scende in campo), perché è anche un modo per fare gruppo tra i colleghi, creare equipe, confrontarsi e sintonizzarsi sui valori, sulle idee, sulle prospettive per affrontare insieme le varie sfide lavorative. 

Quando è arrivata la proposta di partecipare ad una formazione di ampio respiro, distribuita su tre anni, di alto livello per approfondire le tematiche che direttamente o indirettamente investono il mio lavoro, accettare mi è venuto naturale. Ovviamente non è una passeggiata, si tratta di un sabato mattina al mese da dedicare, e questo tempo va trovato in mezzo ai mille impegni che ogni famiglia deve coordinare. Per fortuna questa mia idea di cooperazione è condivisa ampiamente con mia moglie che ha subito confermato la mia scelta.

Il programma è corposo, i docenti importanti, non mi dilungo sui dettagli rispetto ai contenuti ma voglio sottolineare che, anche solo progettare questo percorso, ha sicuramente richiesto energie e lavoro, segno di come tutto il Gruppo Polis veda nello strumento della formazione un investimento importante. Anche questo diventa stimolo per affrontare il percorso. 

Per raccontare questo primo anno mi soffermerei sul primo incontro di questo percorso, a Novembre 2019. Appena arrivati ho visto subito che eravamo in tanti a partecipare e già questo mi ha trasmesso il valore del progetto. L’accoglienza non si è limitata alla sola firma, alla cartellina di benvenuto ma è stato un vero e proprio momento di incontro davanti a caffè e brioches, un piacevole inizio. E’ stato un piacere incontrare tanti volti conosciuti e ma anche conoscere nuove persone. L’ incontro si è svolto con la partecipazione di tutti, con domande e osservazioni, bello vedere tanto entusiasmo.

Negli incontri successivi è cambiato il tema, sono cambiati i contenuti e i relatori ma non la sensazione di far parte di un gruppo che ha voglia di lavorare insieme, che mi ha accompagnato per tutto questo primo anno. Il lockdown poi ci ha costretto a proseguire gli incontri da casa in video, perdendo così la bellezza del vedersi tutti insieme. Ma aspettiamo di poter riprendere presto!

Cos’è stata quindi l’Alta Formazione per me in questo primo anno? Possibilità di camminare assieme, partecipare, esserci.”

Percorso di innovazione: un “gestionale” in Remix.

La nostra cooperativa è composta dalla parte A, servizi socio-assistenziali, e dalla parte B, che comprende attività produttive finalizzate all’inserimento nel mondo del lavoro delle persone in situazione di svantaggio.
Quest’area della cooperativa, Remix, rappresenta un pilastro per la nostra realtà e, in questo periodo, sta affrontando e ha affrontato diverse sfide; tra queste ha intrapreso un importante percorso di innovazione, con l’obiettivo di migliorare i processi produttivi ma anche arricchire ulteriormente le attività con nuove prospettive.
Il percorso ha richiesto e individuato nuove professionalità e nuove collaborazioni, tra cui anche un’ingegnere gestionale, Giorgia, che ha deciso di raccontarci la sua “scelta professionale” e il suo lavoro in Remix.


“Mi presento, sono Giorgia e sono un’ingegnere gestionale. Da Febbraio 2020 collaboro in Remix in un progetto di miglioramento dei processi produttivi.
Prima di arrivare qui, ho lavorato per aziende multinazionali ma, da tempo, stavo cercando una realtà diversa che desse un risvolto “maggiormente etico” alla mia professione. Vi dirò la verità: prima di Febbraio non conoscevo “Gruppo R”. Un giorno, prendendo un caffè alle macchinette, un mio ex collega mi ha detto che in questa cooperativa cercavano una figura gestionale per supportare un percorso di analisi dei problemi e di implementazione di contromisure sull’attuale processo di produzione.
Praticamente l’opportunità che stavo cercando.

Fare il gestionale all’interno di un realtà come una cooperativa, oltre all’aspetto etico, mi è sempre sembrata un’esperienza davvero innovativa e stimolante.
Si tratta di qualcosa che oggi non è ancora così diffuso tra quelli del mio “settore”. Tuttavia questa professione si presta molto bene, perché è una figura trasversale, che va a lavorare sui processi delle
aziende e sulle attività “a valore” e quelle “non a valore”, con una forte attenzione al modello organizzativo e alle persone; perché, come diceva un mio vecchio prof, “prima le persone, poi i processi e infine i risultati. Sono le persone che fanno i processi, le tecnologie, i prodotti e l’azienda stessa!”
Avere un’ “attitudine gestionale” ti porta a diventare maggiormente consapevole di come funzionino i flussi di lavoro, di materiali e di informazioni e apre lo sguardo a prospettive che mettono in discussione l’organizzazione stessa, la filiera, le procedure, gli strumenti e anche le competenze odierne.
Tornando a me, la possibilità di farlo in un contesto atipico rispetto al mio passato, mi spronava molto. Motivo per cui nel giro di due settimane, ho lasciato il vecchio lavoro e sono arrivata in Remix.
Questa esperienza si sta dimostrando un dare e avere: io cerco di portare quel che ho imparato, all’università prima e nei lavori precedenti poi, crescendo allo stesso tempo anche professionalmente.
Entrare nel mondo della cooperazione non solo ti permette di scardinare, attraverso la conoscenza, stereotipi che spesso vengono utilizzati per descrivere il sociale, le persone che ci lavorano e che lo
“abitano”, come le persone in situazione di svantaggio con cui anche Remix lavora, ma ti mette anche alla prova sulla capacità di creare squadra con persone che hanno davvero un percorso molto diverso dal tuo e di farlo in un contesto molto differente dalle multinazionali o aziende fortemente affermate nel mercato
produttivo.

Nel progetto di innovazione che sto seguendo in Remix, l’obiettivo è migliorare la qualità ed efficienza delle attuali linee di produzione al fine di incrementare il grado di occupabilità della cooperativa. Siamo ancora in una fase iniziale, dove lavoriamo per costruire processi, sistemi. E’ anche la fase più dura probabilmente ma
anche quella che ti dà maggiori soddisfazioni perché è lì che cresci davvero professionalmente e umanamente; perché è lì che devi relazionarti molto con le persone, inclusi partner esterni, fornitori e clienti, che possono anche non avere la tua stessa visione, i tuoi stessi obiettivi o la stessa lungimiranza. Per fare un esempio concreto, questa esperienza mi sta offrendo la possibilità di vedere il processo di produzione nella sua completa interezza e non a compartimenti stagni, cosa fondamentale per evitare di migliorare una parte del processo ma peggiorarne l’ efficienza, la qualità o i tempi di consegna dell’intera filiera di produzione. Per migliorare tutto il sistema devi, inoltre, comunicare correttamente con i tuoi clienti le necessità della produzione e mostrare il valore globale delle iniziative, non solo di un unico processo. Questo sguardo d’insieme è sicuramente una grande opportunità e un punto di forza.  

Nel concreto, assieme ai ragazzi in linea, stiamo analizzando e misurando le varie fasi di lavoro, facendoci supportare anche da un nuovo sistema informatico che registra i tempi di produzione e di fermo. Grazie a questo sistema riusciamo ad ottenere una maggiore chiarezza su quali siano le attività a valore da quelle non a valore, che indichiamo come “sprechi” (attese, rilavorazioni, spostamenti, scorte non necessarie..), individuando poi quali tra questi ultimi siano quelli più ingenti. Su alcuni di questi “sprechi” abbiamo provato ad implementare delle contromisure pilota che stiamo sperimentando, revisionando gli spazi del magazzino, creando re layout delle linee di produzione e lavorando sulla sistemazione delle procedure operative.
Siamo ancora all’inizio di questo percorso ma l’aspettativa e il mio obiettivo sono di avere presto linee e materiali organizzati in maniera più efficiente e chiara rispetto ai principali processi di produzione, in modo da poter ridurre gli sprechi per i lavoratori impegnati nel servizio e migliorare la qualità e l’efficienza del servizio stesso.”