E!State Liberi….in Gruppo R!

Anche quest’anno sono venuti a trovarci i ragazzi e le ragazze del Campo “E!State Liberi” organizzato da Libera contro le Mafie, con cui continua con costanza la collaborazione! Questa volta, con gli animatori del campo, abbiamo deciso di proporre ai ragazzi una scaletta ricca per conoscerci un pò meglio, attraverso attività, momenti formativi e momenti di condivisione. I ragazzi e le ragazze hanno avuto modo di conoscere il nostro Centro Diurno La Bussola e il nostro Laboratorio di Sartoria, LopUp.

Abbiamo chiesto a loro di raccontarci come sono andate le cose quel giorno e Chiara, una delle animatrici, ci ha lasciato questo bel post!

Chi non “plogging” in compagnia…

“Cominciamo la mattinata con un’attività di raccolta rifiuti, il “plogging”, accompagnati da Stefano, educatore de La Bussola. Ci muoviamo tra un mormorio di zanzarine che ci accompagnano nella raccolta dei rifiuti del quartiere Arcella di Padova. Abbiamo guantoni di stoffa e guaina e delle lunghe pinze per raccattare da terra le cose più imprendibili. Il nostro obiettivo è quello di raccogliere i rifiuti che troviamo tra le vie, nelle lingue di prato e tra il terriccio, tentando di offrire un esempio agli abitanti del quartiere. La mattinata comincia con entusiasmo e i campisti si dividono in squadre: chi raccoglie più rifiuti si guadagnerà la gloria della giornata e il rispetto della Terra che ci ospita. Un signore ci fa una foto, entusiasta, e ci ringrazia per il nostro lavoro. Giulia prende il sacco dove buttiamo le cose. Ci dividiamo in gruppetti e ci muoviamo a macchia di un bellissimo leopardo giallo fluo, il manto delle nostre casacche. Camminando per le vie dell’Arcella si fa strada anche il sole che ci comincia a rosolare lentamente. Il sudore avanza e le
nostre ascelle chiedono aria. Chiara e Dave si inoltrano alla ricerca di acqua fresca. Finiamo la mattinata con il gruppo di Giulia vittorioso: il loro sacco-rifiuti ha un peso notevole e Giulia lo agita trionfante. Occhio a tenerlo ben chiuso Giu.

Una merenda al sapore di cooperazione presso La Bussola

Dopo la raccolta ci dirigiamo al Centro Diurno La Bussola, dove ci attende una merenda rinfrescante. Vittoria arriva presa bene col sacco dei gelati che ha disposto con una cura certosina in un sacco apposito con tanto di ghiaccio per tenerli in fresco. Conclude con totale incredulità che i giovani d’oggi preferiscono mele e noccioline a un sanissimo Algida panna e cioccolato per il quale noi educatori avremmo messo mani su fiamme ad occhi chiusi. Dopo esserci riposati all’ombra sotto gli alberi del giardinetto della Bussola veniamo accolti all’interno del servizio da Mariasole e Stefano, che lavorano qui occupandosi di sociale. Sono educatore e assistente sociale, ma prima di questo sono innanzi tutto persone. Questo è quello che vogliono lasciarci : che prima di ogni cosa siamo persone, coi nostri gusti, valori, desideri e pensieri. In semicerchio facciamo un primo momento brainstorming dove riflettiamo insieme su che cos’è una cooperativa sociale e quale il suo fine che è quello di a perseguire l’interesse generale della comunità alla promozione umana e all’integrazione sociale dei cittadini.

Raccontare la marginalità

La Bussola nasce con l’obiettivo di offrire un servizio di prima accoglienza a persone adulte in condizione di emarginazione e/o senza dimora. Tra i valori cardine della cooperativa vi sono centralità della persona, cooperazione, partecipazione, durabilità, innovazione e responsabilità.

Noi cominciamo chiedendoci cosa vuol dire “marginalità”. Mariasole ci stuzzica un pò per immedesimarci nelle persone che vivono in situazione di grave marginalità usando l’immagine di una tenda con una serie di picchetti ancorati al terreno che rappresentano la famiglia, lavoro, amicizie, valori, beni, salute. Insomma, la nostra vita.
Se salta un picchetto che succede? Beh se ne salta solo uno in qualche modo ce la caviamo. Ma se comincia a saltarne un secondo, ecco che questo si porta con sé anche gli altri: perdo il lavoro, perdo anche il denaro, e poi le amicizie, la famiglia e così via. Le persone in emarginazione sono persone a cui saltati questi picchetti. La loro tenda è crollata o sta barcollando, e d’improvviso si ritrovano senza perni e senza certezze. Non hanno più beni né un lavoro su cui contare e si ritrovano sole, senza amicizie, famiglia, affetti. La marginalità è questa.

La nostra visita si conclude con un giro per la struttura dove Stefano e Mariasole ci mostrano l’ampia sala centrale per la mensa e le attività, seguite da spazi dedicati alla raccolta pasti, alle attività laboratoriali. È qui che le persone possono svolgere un’attività scelta volontariamente e finalizzata alla gestione ordinaria del centro diurno. Tra queste ricordiamo i laboratori di terracotta, il recupero pasti, la gestione dei rifiuti, le attività di assemblaggio, le pulizie interne o la cucina. È così che Gruppo R mira a rispondere ai bisogni più urgenti di uomini e donne in cerca di una nuova tenda.

Tirarsi su le maniche a Lopup

Nel pomeriggio invece ci spostiamo a Lopup, dove ci accolgono Massimo e Laura per raccontarci il progetto di sartoria sociale. Ci raccontano del recupero di stoffe e tessuti per creare nuovi prodotti e dare nuove opportunità di inserimento sociale e lavorativo a persone, uomini e donne, con desiderio di riscatto.

Ma non finisce qui…non ci piace star fermi e ci mettiamo al lavoro! Divisi a gruppi iniziamo a ridare vita a mobili recuperati per organizzare il nuovo magazzino di Materie Prime, il progetto di lavorazione della terracotta della cooperativa. Raccogliamo gli strumenti necessari come pennelli, vernici e impregnante per le attività di pittura; taglierini, puntelli e spilli per quelle di sartoria.
I ragazzi si danno alla creatività e si dividono in gruppetti. Il lavoro ci impegna a lungo e nemmeno la merenda col “Kefur” o “Latte di yogurt” che ci serve la nostra Maga ci ferma.

L’economia circolare in una parete di tessuto

Un gruppo si dedica alla creazione di una parete in tessuto, prendendo stoffe di seconda mano verdi, rosa, viola, ciclamino, altrimenti destinate allo scarto, che riutilizzeremo secondo una logica di economia circolare e rispetto per l’ambiente. Yustina si dà al suo estro artistico e tira fuori le sue conoscenze sulla moda per dare il via alla lavorazione dei tessuti. Con Arianna, Marghe, Giulia, Ilaria e Anna disegniamo dei fiori con petali di tutti i tipi che poi copriremo con i tessuti sapientemente ritagliati dal nostro Merlin. Le ragazze sono entusiaste e non si fermano un secondo.

tavolo “verde pino” e armadietti azzurro mare

I giovani ragazzi Nico, Nemo e Pie assieme a Richi V. si occupano invece di carteggiare con la carta vetrata una tavola di legno che poi coloreremo con le pitture. Di fronte alle gocce di impregnante che colano, Nemo decide impavidamente di raccoglierle con le dita, provocando la risata sonora di Anna.
Un terzo gruppo si occupa invece di riverniciare grandi lastre di ferro che comporranno un mobile. Dave conduce il gioco e passa a Rocco, Sharon e Nico la vernice verde. Dall’altra parte, Emma, Aurora, Marta e Livia si occupano dello scheletro di ferro che comporrà un tavolo. L’hanno scartavetrato e ora lo riverniciano con quello che Emma definisce un “verde pino”. Le ragazze hanno le ginocchia ricoperte di verde. Amano il look che Livia definisce “cadaverico”. Infine, nelle stanze inferiori, Marghe educatrice, Livia e Greta dipingono degli armadietti in legno con un azzurro molto chiaro e limpido, tipo mare, dice Greta.

Manualità e tanta allegria

I campisti concludono entusiasti l’esperienza a LopUp, che ha permesso loro di cimentarsi con attività manuali, non comuni alla quotidianità di tutti. Lavorare coi tessuti, le vernici, i colori e toccare materiali diversi come legno, ferro e stoffe trasmette loro una sensazione di tranquillità. Si sentono molto a loro agio perché hanno la possibilità di lavorare i materiali a modo loro, con un tempo tutto personale che gli permette di riflettere individualmente e, allo stesso tempo, di non sentirsi mai soli grazie alle chiacchiere condivise con i compagni di lavoro. A lavoro concluso, sono contenti di aver creato qualcosa grazie alla manualità e all’allegria dello stare insieme.”

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